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Articolo del mese - Aprile 09 6 Aprile 2009, diario di una notte
Eravamo tutti attenti a guardare le vetrine con uova colorate, pulcini di peluche che se li scuoti un po’ fanno qua qua, cioccolato di tutte le forme e tutti gli odori. Eravamo presi dalle cose che abbiamo sempre avuto davanti e a cui non facciamo più caso, ferme lì ad aspettare di essere usate e prima o poi buttate. Aspettavamo solo qualche giorno prima di poter chiudere libri e quaderni, mettere nel cassetto le penne, uscire da scuola gridando e salutando, contenti di andare a festeggiare la Pasqua.
Quella sera alcuni di noi sono andati a dormire pensando “ancora qualche giorno e poi vacanza!”, altri un po’ tristi perché “uffa, un altro lunedì”, ma tutti proprio tutti, tra tanti pensieri, siamo andati a dormire pensando al giorno dopo. Invece è successo qualcosa che ha cambiato tutti i pensieri. Quella notte, la terra ha tremato forte, si è aperta una crepa e dentro ci sono finite tutte le sensazioni belle. All’improvviso hanno tremato le sedie, i muri, i palazzi; mentre la gente correva rincorsa da un boato senza fine, chi era lontano veniva svegliato da una scossa o forse solo da un presentimento, o addirittura continuava a dormire tranquillo nel suo letto rimandando tutto al risveglio.
Sopra la crepa, in bilico, sono rimaste macerie, oggetti, vestiti. Ci sono rimaste tutte quelle cose che neanche si possono riconoscere, che non servono più. Adesso là intorno c’è freddo e silenzio, rotto qua e là dal latrato di un cane che cerca il padrone e dal rumore delle ruspe. Una città si è svegliata di colpo e poi è tornata a dormire, in un sonno profondo dove il sogno più grande è ciò che prima era normale: un pasto caldo, una coperta per coprirsi, un libro da leggere, una radio da ascoltare.
La radio invece parla di chi quella notte è andato a dormire pensando al giorno dopo e non si è più svegliato. Di quei quaderni riposti sotto i banchi che si sono stracciati in pezzetti di carta, come frammenti di un puzzle che non si può ricostruire. Le storie racchiuse in quei quaderni non si potranno più leggere ma per noi che abbiamo ancora una casa dove tornare sarà un dovere non dimenticarle mai.
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